Dove le strade non hanno nome

Gli U2 dettano una simmetria a Manlio Ranieri. Una simmetria che colpisce e unisce.

Il 9 marzo del 2020 è una data che ricorderemo tutti.Le notizie provenienti dalla provincia lombarda si susseguivano nelle edizioni speciali di telegiornali sempre più preoccupati e preoccupanti, il Presidente del consiglio iniziava le sue comparsate in TV, quelle conferenze stampa che attendevamo con un misto di paura e bisogno atavico di essere rassicurati, che affondava le radici nella nostra infanzia, quando qualcosa non andava per il verso giusto e si attendeva la parola di conforto dall’autorità genitoriale: l’unico capace di rimettere tutto a posto con un colpo di spugna, almeno nei casi che non fossero realmente disperati.

I treni carichi di studenti fuori sede fuggivano da Milano stipati come la Vlora che attraccò a Bari dall’Albania all’inizio degli anni ’90 e nelle carceri i detenuti si ribellavano al divieto di incontrare i parenti, forse come scusa per creare tafferugli e approfittarne per un disperato tentativo di evasione. Elicotteri della polizia frullavano il cielo delle città in cui qualche galeotto era riuscito nell’intento, e l’aria era satura di aerosol infetto e un acre odore di colpo di stato.

Quel giorno, chiunque avrebbe avuto bisogno di una parola di conforto.

Di una carezza.

Il 9 marzo del 1987 il salone della mia casa da adolescente fu accarezzato da quella sequenza di note che sarebbe entrata nella mia vita senza mai più esserne sradicata: la penombra era rotta in lame affilate dalle fessure fra le tapparelle abbassate – perché quella camera, in casa dei miei, si usava rigorosamente solo quando c’erano ospiti, ossia quasi mai – e la puntina scendeva sul vinile che ancora odorava di nuovo. Mio fratello aveva questa mania quasi feticista per il profumo della carta stampata di fresco, fosse quella che proteggeva il disco o quella di un libro o di una rivista.

Il tappeto d’organo di “Where the streets have no name” si riempiva delle mille semicrome di chitarra di The Edge, e da allora il mondo non fu più lo stesso.

Così come non lo è stato dopo il 9 marzo del 2020.

Ma quel vinile è ancora lì, confortante e vivido, con il suo canto energico che, all’inizio del Lockdown e a trentatrè anni dalla sua pubblicazione – un’età di resurrezione, se vogliamo – ancora ci canta: “Voglio correre, voglio nascondermi, voglio buttare giù i muri che mi costringono dentro. Voglio uscire e toccare la fiamma, dove le strade non hanno nome”.

Manlio Ranieri

E’ nato a Bari, dove vive e lavora nel campo delle energie rinnovabili. Laureato in ingegneria meccanica, si dedica da sempre alla scrittura, alla musica e alla fotografia, pubblicando diversi, tra racconti, storie, romanzi: in rete e fuori. Il suo ultimo romanzo è Se ne vanno tutti – Eretica Edizioni

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